Il confronto fra la tradizione vedantica (i Kosa) e la tradizione sufi (lo Hijab) ci permette di avere una “dimostrazione” empirica, se è possibile usare questo termine, di tale postulato…
Considerazioni preliminari: la verità come s-velamento [Aletheia] – Confronto fra Guaine (KOSA) e velo (HIJAB)
Nella parte precedente è stato introdotto il concetto di Kosa (Guaina) nel pensiero vedantico. Abbiamo visto come tali guaine (Annamaya-kosa, Pranamaya-kosa, Manomaya-kosa, Vijnanamaya-kosa e Anandamaya-kosa), siano degli involucri che rivestono il principio spirituale e impediscono la realizzazione diretta della sua identità con il Brahman sia dal punto di vista microcosmico che dal punto di vista macrocosmico.
Abbiamo ribadito più volte che il postulato teorico su cui questa serie di articoli prende avvio, è l’Unità trascendentale delle Tradizioni, ovvero l’esistenza di una Sophia Perennis che possiamo ritrovare, espressa per mezzo di linguaggi differenti, nelle varie tradizioni metafisiche.
Il confronto fra la tradizione vedantica (i Kosa) e la tradizione sufi (lo Hijab) ci permette di avere una “dimostrazione” empirica, se è possibile usare questo termine, di tale postulato.
Anzitutto, come abbiamo visto nelle parti dedicate al concetto di Hijab, entrambe le tradizioni partono dall’idea centrale secondo la quale la Vera Realtà (l’Atman/Brahman e al-Haqq) sia sempre presente ma velata da ciò che è accidentale, mutevole, illusorio.
Nel sufismo i veli interiori sono legati a quattro fattori: 1. amore per il mondo (hubb ad-dunya), 2. l’ego (nafs), 3. intelletto separativo (‘aql muzayyad), 4. la beatitudine spirituale in quanto forma di attaccamento.
I Kosa, a livello microcosmico, possono essere così classificati: 1. annamaya-kosa (guaina della corporeità), 2. pranamaya-kosa (guaina delle passioni e degli impulsi vitali), 3. manomaya-kosa (guaina dei pensieri, emozioni e immaginazione), 4. vijnanamaya-kosa (guaina della razionalità discorsiva), 5. anandamaya-kosa (guaina della beatitudine).
Il processo di realizzazione, di superamento dei veli, consiste, per il pensiero vedantico, nel raggiungimento della non-dualità del Brahman Nirguna, per il sufismo nel tawhid, la pura unità dell’Essere (wahdat al-wajud). Questo processo di purificazione progressiva consiste nel discernimento (viveka) tra il Reale e l’apparente, quindi nell’abolizione dell’io separato, il principium individuationis.
Entrambe le tradizioni riconoscono che la molteplicità è una apparenza e che la Verità è Una ma velata da livelli di illusione e ignoranza.
| KOSA | DESCRIZIONE | VELO | DESCRIZIONE |
| Annamaya-kosa | Corpo fisico fatto di cibo | Hijab al-jism | Velo del corpo e dell’attaccamento alla materia, ai sensi |
| Pranamaya-kosa | Energia vitale, funzioni fisiologiche | Hijab al-nafs al-hayawaniyya | Velo dell’anima, desiderio, impulsi vitali |
| Manomaya-kosa | Mente razionale, emozioni, pensieri | Hijab al-khayal | Velo dell’immaginazione, dei pensieri e delle passioni |
| Vijnanamaya-kosa | Intelletto | Hijab al-aql | Velo dell’intelletto e orgoglio sapienziale |
| Anandamaya-kosa | Beatitudine (esperienza dell’Atman), orgoglio spirituale, ultima forma di dualità | Hijab al-Na’im | Velo della Beatitudine spirituale, attaccamento al piacere sottile, ultima forma di dualità
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Sufismo e pensiero vedantico mostrano una medesima struttura metafisica nella quale la Verità viene occultata dai molteplici livelli della manifestazione a livello ontologico, fenomenologico e, come vedremo più avanti, anche gnoseologico e epistemico.
Il prossimo passo è analizzare se tale struttura sia presente in altre tradizioni. Prenderemo in esame, a tal fine, la Quabbalah ebraica, in modo particolare il pensiero di Isaac Luria.


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