Secondo Vyvyan Evans, autore del libro The Emoji Code, lo studio delle emoji comporta l’esplorazione della natura della comunicazione dalle origini evolutive del linguaggio fino a come il significato sorge nella mente umana, portando quindi le emoji ad essere elementi fondamentali della comunicazione.
Emoji ed alfabetizzazione
La rapida sostituzione del linguaggio testuale con immagini, impone una riflessione sull’universalità del loro significato. Se infatti le abbreviazioni possono essere legate alla lingua originaria, questi simboli sono comprensibili al pari di uno standard.
Evans sostiene infatti che le emoji siano la prima forma di comunicazione veramente globale.
Più del 90% degli utenti di social media comunica tramite emoji, con oltre 6 miliardi di messaggi scambiati ogni giorno.
I glifi non hanno grammatica, tuttavia Evans è spietato con coloro che sostengono che l’uso globale degli emoji è un passo indietro per l’alfabetizzazione. Secondo l’autore infatti hanno lo stesso valore che le espressioni facciali portano alla comunicazione verbale.
Definire lo standard
Nonostante la portata globale ed il consorzio Unicode che controlla il set di emoji, i glifi sono influenzati dalle grandi società del tech occidentale. Troviamo infatti immagini di hamburger e patatine fritte, universalmente riconosciute, ma ci sono anche immagini che spesso vengono adottate con significati diversi dall’originale.
Ad esempio quella rappresentante delle melanzane. La somiglianza del glifo con un pene lo ha reso rapidamente un riferimento per allusioni sessuali. Il modo in cui il significato di certi emoji cresce e cambia è infatti simile al modo in cui i linguaggi naturali si evolvono. I glifi possono essere controllati da un singolo consorzio, ma diventano vivi nelle mani di diversi miliardi di utenti.
Inoltre è necessario considerare che l’aspetto grafico di questi simboli differisce tra i dispositivi e questo può avere conseguenze gravi.
Casi giuridici
Numerose persone sono state arrestate per aver inviato messaggi con emoji giudicati minacciosi. In un caso degli Stati Uniti, la diciassettenne Osiris Aristy è stata accusata di terrorismo per un post su Facebook in cui alcune emoji sono state posizionati accanto a quella ufficiale della polizia. Un gran giurì ha rifiutato di prendere la questione in carico.
In ogni caso è in atto una rivoluzione linguistica causata da questi glifi e, come per ogni cambiamento, definire quale potrebbe essere la portata e la direzione non è ancora possibile.
Andrea Paci
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