Gli schemi cognitivi. I processi di elaborazione dell’informazione sociale - di Nicola Carboni

La creazione del MONDO QUOTIDIANO. Un approccio di dialogo fra PSICOLOGIA e FILOSOFIA. Gli schemi cognitivi. I processi di elaborazione dell’informazione sociale

Nelle parti precedenti è stato introdotto il concetto di schema cognitivo, come tappa fondamentale per sviluppare il filo conduttore di questa serie di articoli, ovvero come si costruisce il mondo del quotidiano o, usando la terminologia greca, i vari Τοποί…
 

GLI SCHEMI COGNITIVI

Nelle parti precedenti è stato introdotto il concetto di schema cognitivo, come tappa fondamentale per sviluppare il filo conduttore di questa serie di articoli, ovvero come si costruisce il mondo del quotidiano o, usando la terminologia greca, i vari Τοποί. E proprio con il significato letterale di Τοπος, così come inteso dalla retorica classica, è stata avanzata l’ipotesi di un parallelismo fra i due concetti. In tale prospettiva è possibile intendere gli schemi cognitivi come strutture pre-determinate, frame di significato precostituiti, che vengono usati dal nostro sistema cognitivo per dare stabilità al mondo esterno. Il mondo esterno, inoltre, si connota in due dimensioni: il mondo del quotidiano dal punto di vista soggettivo-individuale e il mondo condiviso dal punto di vista intersoggettivo e culturale.

Pertanto, il prossimo passaggio sarà analizzare proprio questo mondo condiviso attraverso gli strumenti offerti dalla psicologia sociale.

I PROCESSI DI ELABORAZIONE DELL’INFORMAZIONE SOCIALE

La psicologia sociale definisce schema qualsiasi struttura di conoscenza che specifica le proprietà generali di un tipo di oggetto o evento tralasciando i dettagli irrilevanti e permette di assegnare tali oggetti o eventi a categorie generali (funzione di categorizzazione). Inoltre, permette di riconoscere (funzione di riconoscimento) in modo preciso gli elementi che rappresenta attraverso la codifica dei vari cue o indizi percettivi, i tratti essenziali che li contraddistinguono per mezzo delle informazioni apprese, depositate nella Memoria a lungo termine e che vengono identificate da una etichetta linguistica.

Lo schema può essere inteso come la definizione, il che cosa è, di un oggetto o evento, in maniera analoga al concetto di prototipo che abbiamo già incontrato nella trattazione del sistema concettuale.

Ad esempio, alla domanda “che cosa è una scatola”, la risposta “è un oggetto rigido che serve a contenere altri oggetti” rappresenta lo schema-scatola in quanto specifica le proprietà generali senza fare riferimento a uno specifico oggetto empirico.

Da un punto di vista linguistico rappresenta, utilizzando le grammatiche della teoria strutturalistica di Ferdinand De Saussure, il significato così come specificato da triangolo semiotico:

Per referente si intende la cosa reale a cui la parola si riferisce; per significante si intende l’insieme degli elementi fonetici e grafici mentre per significato si intende il concetto di pensiero connesso alla parola che viene pronunciata, l’idea che astrae dalle connotazioni empiriche della cosa per creare una immagine generale, il che cosa è della cosa.

Un caso particolare di schemi sono gli script ovvero una tipologia di schema che codifica eventi del mondo ordinando singole azioni lungo una sequenza temporale. Ad esempio, lo script di ristorante è il seguente: 1. sedersi al tavolo, 2. richiamare l’attenzione del cameriere, 3. ordinare le portate, 4. pagare il conto.

Gli schemi forniscono in questo senso i setting comportamentali. Secondo la psicologia ecologica di Barker tali setting comportamentali rappresentano sistemi sociali in miniatura che caratterizzano la vita in comunità. In particolare, essi racchiudono sia le caratteristiche fisiche della situazione (ad esempio in una sala lettura trovo libri, tavoli etc.), sia le tipiche configurazioni di azioni compiute dalle persone (ad esempio nella sala lettura, leggere, parlare a voce bassa etc.): le une e le altre modellano il comportamento delle persone e dei gruppi che operano in quel determinato setting.

In altre parole, ancora i setting comportamentali rappresentano i Τοποί, il sistema di aspettative attraverso cui rapportarci in maniera a-riflessiva. In altre parole, ancora ciò che ci aspettiamo di trovare che non disattende il modello o schema di un evento e situazione. Il pre-supposto in quanto già-dato.

In quanto componenti dei setting comportamentali, gli schemi svolgono un’ulteriore e fondamentale funzione nella creazione dell’intersoggettività. In quanto strutture socialmente condivise (in misura maggiore o minore), gli schemi permettono la comunicazione intesa come l’intendersi in qualcosa condiviso o accettata da due o più persone.

Un ultimo aspetto da menzionare è il ruolo dell’attivazione. Per poter essere impiegato uno schema deve essere attivato. Possiamo immaginare i vari schemi immagazzinati nella nostra Mlt con un livello di carica come una batteria. In ogni istante della nostra vita ognuno degli schemi che possediamo è caratterizzato da uno stato di attivazione. Maggiore è lo stato di attivazione di una struttura di conoscenza più elevata è la probabilità che venga impiegata per elaborare le informazioni in ingresso, una elaborazione che avviene tramite astrazione e semplificazione dei flussi percettivi. La semplificazione implica che le informazioni che si discostano dallo schema, se non sono particolarmente evidenti, vengono perse. Inoltre, il sistema cognitivo, attraverso il pensiero analogico, tende a leggere il nuovo, lo sconosciuto per mezzo del vecchio, il già conosciuto. Gli schemi conservano sé stessi. Questa strategia conservativa è congruente con la tendenza all’omeostasi e al risparmiare più energia possibile che caratterizza tutti gli organismi, dal più semplice al più evoluto.

Nella stabilizzazione del mondo confluiscono molte necessità, psicologiche, sociali ma anche biologiche ed evolutive.

Nicola Carboni

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