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La creazione del MONDO QUOTIDIANO. Un approccio di dialogo fra PSICOLOGIA e FILOSOFIA. Il pensiero analogico - di Nicola Carboni

La creazione del MONDO QUOTIDIANO. Un approccio di dialogo fra PSICOLOGIA e FILOSOFIA. Il pensiero analogico

Posted on: 8 Marzo 2024 Written by: neureka Categorized in: Neuro news
Il processo di categorizzazione, trattato nelle parti precedenti, ha due funzioni: la generalizzazione e il riconoscimento. In questa sezione tratteremo una connotazione particolare della funzione di riconoscimento, ovvero il pensiero…
 

Il pensiero analogico – parte 4

Il processo di categorizzazione, trattato nelle parti precedenti, ha due funzioni: la generalizzazione e il riconoscimento. In questa sezione tratteremo una connotazione particolare della funzione di riconoscimento, ovvero il pensiero analogico, una importantissima funzione cognitiva che si esplicita nell’uso di analogie.

Attraverso la funzione di riconoscimento il sistema cognitivo ci permette di identificare un indizio, un cue percettivo, come pertinente  al concetto cui appartiene.

Ma cosa accade quando ci troviamo al cospetto di qualcosa di nuovo?

Per analogia si intende un rapporto di somiglianza tra alcuni elementi costitutivi di due fatti o oggetti, tale da far dedurre mentalmente un certo grado di somiglianza tra i fatti o gli oggetti stessi.

Il ragionamento per analogia, dunque, permette di individuare alcune speciali somiglianze tra un insieme di conoscenze passate relative, ad esempio, a un problema già risolto e un problema nuovo con cui ci stiamo confrontando: ciò che viene messo in corrispondenza non sono tanto i singoli elementi, quanto le relazioni che intercorrono tra loro. Si cerca di identificare un isomorfismo tra le due strutture per trovare delle regolarità.

 

Fasi del ragionamento per analogia.

Fasi del ragionamento per analogia

La sorgente è il dominio di conoscenze già acquisite mentre il bersaglio il problema nuovo che dobbiamo risolvere. Il bersaglio funge da cue per il tentativo di recuperare in memoria una o più sorgenti di analogia (fase di recupero). Se viene recuperata una possibile sorgente di analogia, si cerca di stabilire un isomorfismo parziale (un tentativo di mettere in corrispondenza almeno una parte della struttura delle “conoscenze sorgente” con parte della struttura del problema bersaglio). Questa fase è chiamata mapping. Se il mapping risulta convincente si procede a estenderlo per via ipotetica: alcuni elementi della sorgente non presenti nel bersaglio, sono trasferiti e copiati sul bersaglio. Il transfer genera inferenze di tipo induttivo relative al bersaglio. Se l’analogia ha successo, e la nuova situazione è stata risolta, l’isomorfismo può essere deprivato dei suoi contenuti specifici (cioè si astrae la struttura delle relazioni in esso coinvolte) e in tale forma astratta può essere appreso e depositarsi in memoria. Il risultato è uno schema, cioè un insieme di regole che possono, in futuro, aiutare a risolvere altri problemi di struttura analoga (schemi dominio-specifici).

Ogni volta che non abbiamo sufficienti informazioni specifiche per stabilire come comportarci in una situazione nuova, o per risolvere un problema nuovo, cerchiamo analogie, ovvero cerchiamo di reclutare conoscenze da un altro dominio per applicarle alla nuova situazione. Grazie alla capacità di individuare analogie possiamo interagire con moltissime situazioni per le quali non disponiamo di conoscenze specifiche. Il pensiero analogico rappresenta inoltre una componente fondamentale dell’intelligenza umana, in particolare della sua componente fluida preposta al problem solving.

Genter e Markman (1995; 1997) hanno argomentato che somiglianze e analogie sono il frutto di medesimi processi applicati a differenti livelli di realtà. La somiglianza può essere intesa come il confronto tra le caratteristiche di due oggetti, l’analogia invece privilegia le relazioni rispetto alle caratteristiche superficiali.

Come abbiamo visto precedentemente, l’individuazioni di regolarità strutturali (fase di mapping), è il primo passo del ragionamento analogico. Il secondo consiste nello stabilire la generalizzabilità di quella regolarità (fase di transfer).

Cosa guida l’insorgere di analogie spontanee che favoriscono il recupero delle fonti per rispondere a nuovi quesiti?

Holyoak e Thagard (1995) hanno “costruito” una teoria pragmatica dell’analogia, secondo la quale nel cercare una sorgente tra gli innumerevoli concetti disponibili in memoria, devono essere soddisfatti  tre requisiti che devono essere intesi come vincoli flessibili che il sistema cognitivo prende in considerazione parallelamente:

  1. somiglianza superficiale: l’analogia è tanto più visibile quanto più i componenti del dominio sorgente sono simili ai componenti del dominio bersaglio
  2. somiglianza strutturale: l’analogia è tanto più visibile quanto maggiore è la somiglianza strutturale tra dominio sorgente e dominio bersaglio
  3. somiglianza di obiettivi: analogia è tanto più visibile quanto più gli obiettivi conseguiti nel dominio sorgente sono simili a quelli da conseguire nel dominio bersaglio.

Secondo Holyoak lo sviluppo e l’uso di una analogia può risolversi nell’apprendimento di uno schema di ragionamento astratto che, successivamente, può essere applicato  in maniera flessibile a contesti strutturalmente simili, ma superficialmente dissimili da quelli in cui lo schema è stato acquisito. Le analogie, in altre parole, astraggono uno schema o mappa concettuale libero da vincoli di contenuto. Può quindi essere applicato a qualsiasi contenuto, purché con una struttura simile (schemi dominio specifici). Cheng e Holyoak svilupparo da questa idea di base, la teoria degli schemi pragmatici di ragionamento.

Via via che le persone acquistano esperienza in una particolare area, acquisiscono un numero crescente di schemi, che diventano sempre più facili da recuperare per risolvere problemi nuovi, se ne condividono la struttura. In questo possiamo trovare affinità con la Instance Theory (Logan  1988)  secondo la quale la pratica di uno stesso stimolo fa sì che vengano immagazzinate un numero crescente di informazioni relative a quella stimolo e l’aumento delle conoscenze dovute alla pratica permette un più rapido recupero delle informazioni relative allo stimolo non appena esso si presenta. In altre parole, l’Instance Theory permette di descrivere, a livello psicologico, come un processo diventa un automatismo. Un processo diventa automatico quando si basa sul recupero immediato e diretto di soluzioni pregresse contenute in memoria. I processi automatici sono inoltre inconsapevoli perché tra la presentazione di uno stimolo e il recupero della risposta appropriata non ha luogo alcun processo di elaborazione aggiuntiva. I processi automatici sono parte integrante di quel processo di naturalizzazione del mondo fondamentale per la costruzione del mondo del quotidiano.

Il parallelismo fra schemi cognitivi e processi automatici ha delle conseguenze cariche di significato e che verranno analizzate nel prossimo articolo.

Nicola Carboni

Tagged as: creazione del mondo quotidiano dialogo fase di mapping fase di transfer fra PSICOLOGIA e FILOSOFIA Genter Instance Theory Markman Nicola Carboni pensiero analogico somiglianza di obiettiv somiglianza strutturale somiglianza superficiale

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