La ricerca qualitativa: altri biases dei partecipanti

La ricerca qualitativa: altri Biases dei Partecipanti

I pregiudizi dei partecipanti, come, ad esempio, quelli che abbiamo già discusso possono dare luogo alla cosiddetta “distorsione del rispondente”. Vediamo stavolta altri pregiudizi che possono…
 

La ricerca qualitativa: altri biases dei partecipanti

Vedi le altre parti dell’articolo su “La ricerca qualitativa” di Carmen Cini

La volta scorsa abbiamo affrontato il tema dei pregiudizi dei partecipanti, allorquando può riscontrarsi sia quando gli intervistati rispondono alle domande in base a ciò che ritengono essere socialmente accettabile, oppure quando questi sono prevenuti rispetto allo sponsor della ricerca. I pregiudizi dei partecipanti, come, ad esempio, quelli che abbiamo già discusso – biases di acquiescenza o di cordialità, biases di desiderabilità sociale o di accettabilità sociale, biases di assuefazione (o abituazione), pregiudizio dello sponsor – possono dare luogo alla cosiddetta “distorsione del rispondente”.

Vediamo stavolta altri pregiudizi che possono condizionare i dati raccolti durante una Ricerca Qualitativa.

Bias di coerenza: gli intervistati cercano di apparire coerenti nelle loro risposte. L’affermazione precedente di una persona tende ad influenzare le dichiarazioni successive, anche se una delle affermazioni potrebbe essere falsa.

Bias del rispondente dominante: in un focus group, soggetti “dominanti compaiono occasionalmente. Gli intervistati “più leader” domineranno il tempo di conversazione, esprimendo la loro conoscenza, competenza, energia, attrattiva e carisma potendo influenzare anche i pensieri degli altri.

Pregiudizio di errore: gli intervistati non hanno sempre “ragione”. A volte commettono errori. I ricordi svaniscono e le persone dimenticano.

Pregiudizio di ostilità: alcuni intervistati potrebbero manifestare rabbia o ostilità nei confronti del moderatore/intervistatore o rispetto allo sponsor e fornire risposte negative.

Bias di accettazione del moderatore: alcuni intervistati forniscono risposte per compiacere il moderatore. Gli intervistati interpretano ciò che credono che il moderatore voglia sentire e le loro risposte potrebbero essere false.

Bias dell’umore: quando gli intervistati sono in uno stato d’animo estremo, possono fornire risposte che riflettono quello stesso stato d’animo. Le persone arrabbiate o pessimiste forniscono risposte arrabbiate o pessimiste. I dirigenti impegnati possono fornire risposte brevi, concise e frettolose perché hanno altre priorità e urgenze.

Pregiudizio per esagerazione: a volte gli intervistati sopravvalutano le loro intenzioni o opinioni. Succede nei focus group come nei test individuali. Gli intervistati possono, ad esempio, sopravvalutare l’intenzione di acquisto.

Bias di riferimento (distorsione dell’ordine): gli intervistati sviluppano un quadro di riferimento da una precedente domanda, discussione, attività o pensiero. Portano il riferimento alla domanda successiva, che pregiudica le risposte. Così la sequenza di argomenti, domande e attività produce bias di riferimento.

Pregiudizio del test concettuale: nelle interviste in profondità, l’introduzione di concetti in una fase avanzata dell’intervista può produrre pregiudizi. Le prime domande del moderatore e le risposte dell’intervistato influenzeranno le reazioni concettuali.

Bias di sensibilità: le domande possono sollevare argomenti delicati, di cui gli intervistati preferirebbero non parlare. Gli intervistati possono dare risposte false per evitare di dire ciò che, per una serie di motivi, li farebbe provare imbarazzo o disagio.

Risposte di parte: una risposta distorta è un’affermazione falsa o parzialmente vera. Il pregiudizio influenza e distorce le risposte, mascherando la verità. Una dichiarazione falsa può essere intenzionale o non intenzionale. Non importa perché rimane comunque un pregiudizio. E succede per vari motivi.

Carmen Cini

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