Il concetto di Velo nel sufismo – parte 2

LA VERITÀ COME SVELATEZZA Considerazioni preliminari: la verità come s-velamento [Aletheia] – Il concetto di Velo nel sufismo – parte 2

Nel suo ultimo articolo, Nicola Carboni esplora il concetto di “velo” nel Sufismo, partendo dalla distinzione tra l’Essenza (adh-dhat) e le Qualità (ac-cifat) divine…
 

Considerazioni preliminari:
la verità come s-velamento [Aletheia]
– Il concetto di Velo nel sufismo – parte 2

Al-Wâhidiyah e Qualità divine

Nella parte precedente abbiamo visto come all’Unità (al-ahadiyah) e all’Unicità (al-wahidiyah) corrispondono le connotazioni della trascendenza (poiché l’Unità rifiuta ogni forma di predicazione) e dell’immanenza in quanto primo aspetto del divino in quanto sintesi di tutte le realtà e loro principio di distinzione.

Poiché qualsiasi qualità positiva è in sè incommensurabile rispetto al principio universale, la fonte ontologica e infinita di ogni qualità, rappresenta, da un punto di vista metafisico, un aspetto illusorio (maya in termini vedici). Per un aspetto opposto ma complementare, la contemplazione delle qualità immanenti nel cosmo, perviene alla trascendenza divina attraverso l’aspetto dell’incomparabilità.

Il maestro sufi e mistico iraniano Abd al-Karim al-Jili fa una distinzione rigorosa tra adh-dhat (L’Essenza) e ac-cifat (le Qualità) divine. Mentre l’Essenza (che corrisponde all’Unità) è la natura infinita e assoluta del Divino (e in quanto infinita assolutamente inconoscibile per le creature), le Qualità divine si riferiscono agli aspetti positivi (sia in termini descrittivi che affermativi) attraverso cui il Divino è descrivibile in modo analogico. Ovviamente poiché tutte le Qualità si riferiscono ad un solo e unico soggetto, l’Essenza, esse convergono verso l’inesprimibile (il Bene in Platone, l’Uno in Plotino, il Brahman Nirguna nell’Advaita Vedanta). In altri termini le Qualità sono gli aspetti per mezzo del quale l’Unicità divina  si svela (tajalla) in modo relativo (poiché l’Essenza è priva  di aspetti non essendo in sé né soggetto né oggetto).

Qualità e nomi divini

Al-Jili afferma che  ciascuna qualità divina corrisponde un Nome (ism). In generale il rapporto tra Nomi e Qualità è un punto fondamentale della cosmologia sufi, un rapporto fondamentale per comprendere come l’Assoluto si manifesta nella molteplicità.

Il Nome indica una determinazione  specifica del Divino, un modo in cui si fa conoscere. Si parla di asma dhatiyah (Nomi dell’Essenza) come al-ahad (l’Unico), al-quddus (il Santissimo) che esprimono la trascendenza divina e quindi riguardano più propriamente l’Essenza e asma cifatiyah (Nomi qualitativi) come ar Rahman (il Clemente), al-karim (il Generoso) che esternano in pari modo la trascendenza e l’immanenza. In ogni modo i Nomi sono di tipo relazionale in quanto implicano sempre un rapporto fra il Divino e il creato.

I Nomi rappresentano dunque gli aspetti molteplici della divinità, delle ipostasi della divinità che si manifesta in infiniti modi. Secondo Ibn Arabi, Allah ha 99 nomi (Al asma al husna – I nomi più belli) perché rappresentano le molteplici sfaccettature della sua essenza. Una intepretazione di tipo esoterico afferma tuttavia l’esistenza di un centesimo nome visto ineffabile, al di là di ogni parola poiché rappresenterebbe l’Essere stesso del Divino. Questo nome sarebbe pertanto arrethos, indicibile poiché non implica una forma (nemmeno di tipo relazionale) ma una realtà di tipo essenziale e che coincide con l’identità divina assoluta. Simboleggiando la trascendenza assoluta possiamo trovare dei chiari parallelismi nell’Advaita Vedanta (il Brahman Nirguna) e nella Qabbalah (il Tetragramma, l’ineffabile nome di Dio associato a livelli superiori di realtà divina non pronunciabili) .

Le Qualità invece sono un attributo metafisico in sé che precedono logicamente e ontologicamente la relazione e che si riferiscono alle realtà divine immutabili. Appartengono all’Essenza ma diventano nominabili quando si esprimono in un Nome. Ad esempio la Scienza (ilm) quando si manifesta come relazione attiva diventa il Nome al-Alim (colui che sa).

Nel sufismo possiamo trovare un preciso ordine ontologico e cosmologico

  1. Dhat – L’essere assoluto indeterminato oltre il nome e le qualità
  2. Cifat – Le qualità ovvero le modalità eterne dell’Essenza di manifestarsi ma ancora non relazionate
  3. Asma – I Nomi divini ovvero l’attualizzazione delle relazione delle Qualità
  4. Le cose del mondo (khalq)

Possiamo intravvedere una relazione tra sufismo e pensiero di Platone

  1. Dhat → Agathon (Il Bene oltre l’Essere)
  2. Cifat → Idee
  3. Asma → Idee relazionate alle cose
  4. Khalq → Cose sensibili

Qualità divine e Idee platoniche

Benché le Qualità possano essere paragonate alle Idee platoniche e, per alcuni versi, abbiano una funzione ontologica simile (entrambi i  concetti mirano a descrivere una realtà trascendente, eterna e immutabile, fondamento del mondo fenomenico) è opportuno ragionare intorno e precisare alcune differenze.

IDEE PLATONICHE CIFAT
Natura trascendente Archetipi eterni, immutabili, intelligibili che esistono in un modo separato (Iperuranio) e costituiscono la vera realtà vera, mentre le cose sensibili sono copie imperfette Espresse come Nomi divini, o attributi universali della Manifestazione. Aspetti eterni dell’Essere divino da cui tutto emana. Immutabili  e il mondo ne sono manifestazione
Funzione ontologica Le cose del mondo partecipano alle idee Mondo come teofania (tajalli) delle qualità divine
Conoscenza L’anima ha visto le Idee prima di incarnarsi e può riconoscerle tramite la reminiscenza (cfr. Menone, Fedro) e il processo dialettico Il maestro sufi riconosce nel mondo i segni (ayat) delle qualità divine e, purificandosi può arrivare alla conoscenza immediata (ma’rifa) dell’Uno che le contiene tutte
Unità e molteplicità Le idee sono molte ma gerarchizzate fino al Bene che è al di sopra delle Idee e dell’Essere Sono molteplici ma trovano unità nell’Essere divino: non c’è un dualismo ontologico radicale bensì una gradazione dell’Uno nella molteplicità

La differenza più marcata si trova proprio nel rapporto tra unità e molteplicità: la metafisica sufi è molto più non duale rispetto a quella platonica.

Nella prossima parte analizzeremo in modo più diretto il concetto di hijab (velo) nel pensiero sufi.

Nicola Carboni

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