Il godimento della vita sta nel sapere amare,
nel fondo d’ogni opera buona c’è l’amore.
Giovanni Segantini
Giovanni Segantini è stato un eccezionale maestro italiano e svizzero di paesaggi, ritratti e dipinti di trama, che ha elogiato le Alpi ed i suoi abitanti nelle sue opere. Esponente del Divisionismo, Segantini fu l’unico pittore italiano della fine dell’Ottocento ad aver goduto di un’ininterrotta fama internazionale, soprattutto in Germania e Austria.
Segantini nasce il 15 gennaio 1858 ad Arco, in provincia di Trento, sulla sponda settentrionale del Lago di Garda, allora parte dell’Impero Austro-Ungarico. Giovanni è figlio di un povero venditore ambulante, Agostino Segantini. Il futuro artista rimane presto orfano e nella sua giovinezza, vive a Milano con la sua sorellastra, che si assicura che il bambino di 7 anni sia privato della cittadinanza austriaca. Frequenta l’Accademia di Brera a Milano e ottiene il primo successo con il dipinto “Il Coro della Chiesa di Sant’Antonio Abate” a Milano (1879). Nel 1881 Segantini lascia Milano e si trasferisce con la compagna Bice Bugatti in Brianza. L’allontanamento dalla città e dall’accademia, con i suoi canoni e i soggetti mitologici e religiosi obbligatori, diventa una scelta di principio. La Brianza è all’epoca una regione rurale così Segantini concentra il suo studio sulla vita quotidiana dei contadini e dei pastori. Nel 1882 nasce il suo primo figlio, Gottardo; seguono Alberto, Mario e Bianca.
Nell’agosto del 1886 il pittore, dopo un lungo viaggio esplorativo, si stabilisce con la famiglia a Savognin, un villaggio agricolo di montagna dell’Oberhalbstein (cantone dei Grigioni, Svizzera). Nell’inverno 1886-1887 il suo mercante d’arte, Vittore Grubicy, gli fa visita informandolo sulle tendenze artistiche più moderne in Francia. Ma è soprattutto il paesaggio montano con la sua luce intensa a condurre Segantini verso un nuovo linguaggio pittorico. Col tempo arricchisce i paesaggi alpini minuziosamente osservati di contenuti simbolici fino a creare visioni allegoriche di rara luminosità. Il suo allontanamento dalla pittura realista di genere avviene in un momento di crisi del realismo in tutta Europa. Dopo otto anni a Savognin, Giovanni Segantini si trasferisce con la famiglia in Engadina. Nel 1894 prende in affitto lo Chalet Kuoni a Maloja. Anche qui l’artista, i cui dipinti erano tra i più costosi dell’epoca, mantiene lo stile di vita lussuoso dell’alta borghesia milanese, dilapidando così rapidamente i suoi ingenti guadagni. Tra il 1891 e il 1896, Giovanni Segantini dipinge un’ampia serie di dipinti che affronta il tema delle madri che rifiutano quello che allora era visto come il loro destino naturale (la maternità) rifiutandosi di concepire o interrompendo la gravidanza. In quegli anni, Giovanni Segantini realizza anche una serie di opere che trasmettono una verità universale di fondo; il suo impressionante trittico alpino, “Vita – Natura – Morte”, fu uno degli ultimi dipinti di questo genere dell’epoca. L’opera, una rappresentazione su larga scala del ciclo della vita, era destinata all’Esposizione Mondiale di Parigi del 1900 e raffigura l’esistenza umana in armonia con la natura. I paesaggi ed i personaggi semplici ritratti sono intrecciati al ritmo eterno del mutare delle stagioni. Trascorre i mesi invernali a Soglio in Val Bregaglia. All’età di 41 anni, Segantini muore improvvisamente di peritonite il 28 settembre 1899 sul monte Schafberg sopra Pontresina, mentre lavora al dipinto centrale del suo Trittico della Natura.
Già durante la sua vita, Segantini fu celebrato in gran parte d’Europa come innovatore e profeta, nonché come importante pittore simbolista. I suoi dipinti erano già esposti a Parigi e Amsterdam, Milano e Vienna, San Pietroburgo ed in altri importanti centri d’arte d’Europa. Tuttavia, il pittore stesso non poteva viaggiare insieme ai suoi dipinti e non poteva studiare quei maestri di cui aveva sentito parlare molto, poiché in tutta la sua vita non era mai riuscito ad ottenere alcuna cittadinanza e passaporto. Le sue prime opere, eseguite a Milano ed in Brianza, testimoniano ancora la tradizionale pittura lombarda. Dopo aver raffigurato le Alpi, con la loro aria pura e limpida, l’artista ha potuto sviluppare uno stile che emanava splendore ed allo stesso tempo andava di pari passo con l’evoluzione della tecnica pittorica del Divisionismo e la sua progressione verso il Simbolismo.
In cover: Giovanni Segantini.
L’immagine è stata adattata, l’originale si trova qui


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